Slovacchia: dove si trova, capitale, rapporti con la Russia ed elezione del premier Robert Fico. La storia

slovacchia: dove si trova, capitale, rapporti con la russia ed elezione del premier robert fico. la storia

Slovacchia: dove si trova, capitale, rapporti con la Russia ed elezione del premier Robert Fico. La storia

La Slovacchia, Paese col fiato sospeso nelle ultime ore per l'attentato al primo ministro Robert Fico è uno Stato dell’Europa centro-orientale con capitale Bratislava, la città più grande del Paese che conta 490 mila abitanti. Confina a nord con la Polonia, a est con l’Ucraina, a sud con l’Ungheria, a Sud ovest con l’Austria e a nord ovest con la Repubblica Ceca. La Slovacchia esiste dal 1° gennaio 1993 anno in cui la Cecoslovacchia, Stato federale dell’Europa centrale esistito dal 1918 al 1992, si è divisa in Slovacchia e Cechia. Lo Stato federale era nato dopo la prima guerra mondiale, in seguito alla dissoluzione dell'impero asburgico.

 

Popolazione

La popolazione è composta per larga maggioranza da Slovacchi (85,8%); tra le minoranze, i più numerosi sono gli Ungheresi (9,7%), cui seguono i Rom (1,7%), i Cechi (0,8%) e piccoli gruppi di Ucraini, Polacchi e Tedeschi. Fino al secondo dopoguerra il Paese è stato colpito da intensi fenomeni migratori verso i paesi europei più ricchi e verso gli Stati Uniti. Subito dopo la popolazione è cresciuta sempre meno fino a non crescere più dal 2001 al 2008. Le città slovacche sono di piccole e medie dimensioni: oltre alla capitale e a Košice, secondo polo economico del paese, nessun’altra città supera i 100 mila abitanti.

La religione prevalente è quella cattolica (68,9%) con minoranze protestanti (10,8%) e greco-cattoliche (4,1%); una consistente parte della popolazione (13%) si dichiara atea.

 

Economia

L’attuale Repubblica Slovacca è rimasta a lungo una regione poco sviluppata, con livelli di reddito individuali e condizioni materiali di vita marcatamente inferiori a quelli della Boemia e della Moravia. A partire dal 1945, lo sviluppo economico slovacco fu considerato come una delle condizioni fondamentali per il consolidamento dell’unità cecoslovacca. Ma l’opera di ammodernamento dell’economia voluta dal regime comunista rimase frenata dalla perifericità della regione e dalla scarsa disponibilità di risorse.

Modesti giacimenti di carbone e di lignite si trovano presso il confine moravo e nei Monti Metalliferi Slovacchi, dove si estraggono anche minerali di ferro, rame, piombo, zinco e mercurio. Tuttavia, la vicinanza della Slesia (Ostrava) rendendo agevole l’approvvigionamento di carbon fossile e coke, consentì a Košice l’impianto di stabilimenti siderurgici, che divennero in poco tempo l’unica attività industriale in espansione, relegando in secondo piano le altre potenzialità economiche della regione.

Al momento della separazione dalla Repubblica Ceca, la Slovacchia si trovava dunque in una posizione svantaggiata sia per la carenza di risorse energetiche e minerarie sia per la povertà dell’agricoltura e l’arretratezza della tecnologia industriale. Dopo una fase iniziale, nella quale le riforme varate dal primo governo postcomunista hanno avuto ripercussioni negative sull’andamento dell’economia (forte disoccupazione, inflazione elevata), i primi segni di ripresa si sono manifestati nel corso del 1994, grazie anche al rilancio del programma di privatizzazione per cui la quota del settore privato sul prodotto nazionale è passata dal 20% del 1990 a oltre il 40%.

Nella seconda metà degli anni 1990, la Slovacchia ha quindi proseguito la difficile transizione da un’economia pianificata a una moderna economia di mercato, attuando la riconversione di un apparato industriale obsoleto e la privatizzazione di settori strategici per lo sviluppo dell’economia. Come negli altri paesi dell’Est europeo, si è fatto ricorso a urgenti flussi di investimenti stranieri, attirati dal basso costo del lavoro e dalla creazione di zone economiche speciali con regime fiscale favorevole, che si sono concentrati nei comparti della meccanica, dell’elettronica e nei servizi bancari.

I successi economici conseguiti (crescita sostenuta del PIL, drastica riduzione del disavanzo di bilancio) hanno permesso l’ingresso del paese nell'Unione europea nel 2004 e nell’area euro nel 2009, ma con alti costi sociali (elevato tasso di disoccupazione e forte ridimensionamento del welfare).

L’agricoltura (che nel 2008 occupava il 4% della popolazione attiva e partecipava al PIL per il 3,7%) è passata nei primi anni 1990 dalla gestione di Stato del periodo comunista alla privatizzazione. I principali prodotti agricoli sono frumento, orzo, mais, patate e barbabietola da zucchero, coltivati nelle fertili terre della Slovacchia occidentale. Grande rilevanza ha l’allevamento suino e bovino.

Il settore secondario mantiene una notevole importanza, sia in termini occupazionali (39% della popolazione attiva) sia in termini di contributo al PIL (37,2%): le principali specializzazioni sono costituite dalla metalmeccanica (produzione di automobili e di componenti), dall’elettronica, dall’alimentare, dalla chimica, dalla siderurgia, dal tessile; il settore degli armamenti, dopo il crollo registrato nei primi anni del periodo postcomunista, si è parzialmente risollevato, rivolgendosi all’esportazione.

Le attività terziarie (56,9% della popolazione attiva e 59% del PIL) hanno registrato una forte crescita nel passaggio all’economia di mercato. Buone prospettive di sviluppo presenta il turismo, che può contare su attrattive quali i comprensori sciistici degli Alti e Bassi Tatra, le località termali e il patrimonio storico-artistico di città come Bratislava, Košice, Nitra, Bardejov.

Per quanto riguarda il commercio con l’estero, la bilancia commerciale ha raggiunto alla metà del primo decennio del 21esimo secolo un sostanziale pareggio, dovuto alla crescita delle esportazioni di prodotti dell’industria manifatturiera. I principali partner commerciali sono rappresentati da Germania, Repubblica Ceca, Russia, Ungheria, Italia e Austria. Alla fine degli anni 1990 la Slovacchia ha raggiunto l’obiettivo dell’autosufficienza energetica, grazie principalmente all’apporto della nuova centrale nucleare di Mochovce (1998).

Il sistema dei trasporti, che ha beneficiato dei fondi della UE per l’adeguamento delle infrastrutture dei nuovi paesi membri, si è notevolmente sviluppato nel corso del primo decennio del 21° secolo. In particolare, è stata potenziata la rete stradale (43.761 km nel 2008) e modernizzata la rete ferroviaria (3622 km). Interventi di ampliamento e di modernizzazione sono stati inoltre condotti sui principali aeroporti.

 

Storia

Il Paese trae il suo nome dalle popolazioni slavo-occidentali che nel sesto secolo si insediarono. Nel 906 cadde sotto il dominio magiaro, rimanendo legata all’Ungheria fino al 1918, quando entrò a far parte della Cecoslovacchia indipendente. I Magiari si insediarono in massa in alcune regioni (Košice, Bratislava) e si imposero come classe dominante. Il sentimento nazionale slovacco si manifestò soprattutto dopo la repressione della rivoluzione magiara del 1848-49.

Dopo la firma del patto di Pittsburgh, nell’ottobre 1918 il Consiglio nazionale slovacco aderì alla proclamazione di indipendenza ceca. Il rapporto fra Cechi e Slovacchi costituì tuttavia un elemento problematico costante della successiva storia cecoslovacca. L’impostazione centralistica della costituzione del 1920 e il prevalere degli interessi economici delle più industrializzate regioni ceche favorirono lo sviluppo di una tendenza autonomista. Nel marzo 1939 la Slovacchia proclamò la propria indipendenza sotto la guida del filonazista J. Tiso, divenendo uno Stato satellite della Germania; fra il 1938 e il 1944 la Slovacchia meridionale fu occupata dall’Ungheria. Tornò a far parte dello Stato cecoslovacco nel 1945. Nel 1969, una modifica costituzionale istituì la federazione cecoslovacca: nacque così la Repubblica socialista slovacca. La politica centralistica sviluppata da Husák nei decenni successivi lasciò tuttavia le istituzioni slovacche prive di un potere reale, favorendo invece il processo di industrializzazione della Slovacchia. Le disparità economiche con la Boemia e la Moravia si riaccentuarono in seguito al crollo del regime socialista (1989) e all’adozione di misure per il passaggio a un’economia di mercato: a partire dal 1990 il problema di una ridefinizione del rapporto fra i due Stati fu al centro del dibattito politico.

Dopo la proclamazione della Repubblica nel 1993, che sanciva la definitiva divisione della Cecoslovacchia, la vita politica del Paese si svolse in un clima di grande incertezza, segnato dal contrasto istituzionale fra il capo del governo, il nazionalista Mečiar, leader del Movimento per la Slovacchia democratica, e il presidente della Repubblica Kováč. Nel 1998 le elezioni politiche furono vinte dalle opposizioni di centrosinistra, unite nella Coalizione democratica slovacca, e il suo leader, il cristiano-democratico M. Dzurinda, fu nominato primo ministro. Nel 1999, dopo l’approvazione della legge sull’elezione diretta del capo dello Stato, fu eletto Schuster, ex comunista, leader del Partito della comprensione civica. Pur tra numerose difficoltà, la maggioranza riuscì a procedere sulla strada delle riforme e dell’ingresso nell’Europa comunitaria.

Nel 2004 entrò nell'Unione Europea, già membro della Nato. Nello stesso anno fu eletto presidente il socialdemocratico Gašparovič (riconfermato nel 2009), e nel 2006 il centrosinistra del partito Direzione-Democrazia sociale (Smer-Sd) di Fico ha raggiunto la maggioranza in Parlamento  essendo a capo di una coalizione fino al 2010, quando è stato sostituito alla guida dell’esecutivo da I. Radičová. Tornato all’opposizione, Fico ha beneficiato della crisi di governo in atto sin dal 2011 per consolidare il rapporto con l’elettorato e nel marzo del 2012 ha vinto le legislative anticipate con una larga maggioranza (44,8%), conquistando 83 seggi dei 150 in Parlamento, successo confermato anche nelle elezioni europee del maggio 2014, sebbene il mese successivo sia stato sconfitto alle presidenziali dal candidato indipendente A. Kiska.

Il quadro politico del Paese è stato invece sostanzialmente modificato dalle consultazioni del marzo 2016, alle quali il partito del premier - pur attestatosi primo nelle preferenze degli elettori - ha registrato un nettissimo calo dei consensi, ottenendo il 28,2% dei suffragi (49 seggi), seguito dalla formazione liberale Libertà e Solidarietà (12,09%, 21 seggi), dai conservatori e dall'estrema destra, entrata per la prima volta in Parlamento con Kotleba-Partito popolare Slovacchia nostra  (8,1%).

Alla guida di un governo di coalizione sostenuto dal suo partito, dai nazionalisti del Partito nazionale slovacco (SNS), dal partito interetnico slovacco-ungherese Most-Híd e dalla forza politica SIEŤ, Fico ha assunto nuovamente l'incarico di premier, dalla quale si è dimesso nel marzo 2018 a seguito della grave crisi politica scaturita dall'omicidio del giornalista J. Kuciak, che indagava sui rapporti tra politica e 'ndrangheta, subentrandogli nella carica P. Pellegrini. Il primo turno delle consultazioni presidenziali svoltesi nel marzo 2019 ha registrato la netta affermazione della candidata liberale ed europeista Z. Čaputová, che ha ottenuto il 40,5% dei consensi contro il 18,66% del candidato del partito di governo M. Šefčovič, sconfiggendolo al ballottaggio con il 58,4% dei voti e subentrando nella carica a Kiska.

 

Politica

Il partito Slovacchia progressista della neopresidente si è affermato alle elezioni europee svoltesi nel maggio successivo, ottenendo il 20,1% dei consensi e precedendo i socialdemocratici dell’ex premier Fico (15,7% contro il 24% del 2014) e l'estrema destra del SNS (12% contro il 2% del 2014), mentre le consultazioni generali tenutesi nel marzo 2020 hanno registrato la netta affermazione del partito conservatore anticorruzione OľaNO (Gente comune e personalità indipendenti), che si è imposto con il 25,2% dei consensi sui socialdemocratici dello Smer (18,9%) e il cui leader I.

Matovič ha assunto nello stesso mese la carica di premier alla guida di un governo di coalizione. Nel marzo 2021 Matovič ha rassegnato le dimissioni a seguito della crisi politica generata da una gestione non condivisa delle strategie vaccinali, subentrandogli nella carica il ministro delle Finanze E. Heger; al referendum svoltosi nel gennaio 2023 per consentire l'anticipo delle elezioni dopo la perdita della maggioranza parlamentare ha votato il 27,3% degli aventi diritto, ben al di sotto della soglia necessaria a renderne valido l’esito.

Nel maggio 2023, a seguito delle dimissioni rassegnate dal premier Heger, gli è subentrato nella carica, su nomina della presidente Z. Čaputová, L. Ódor; a seguito della vittoria elettorale del partito Smer-Ds (23% dei consensi), Fico ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo esecutivo. Alle consultazioni presidenziali tenutesi nel marzo 2024 l'ex ministro degli Esteri I. Korcok, sostenuto dall'opposizione liberale, ha ricevuto il 42,5% dei consensi contro il 37% aggiudicatosi dall'ex premier P. Pellegrini, che si è affermato al ballottaggio svoltesi nel mese successivo, riportando il 53,1% dei suffragi e subentrando nella carica alla presidente uscente Čaputová.

 

Robert Fico e i rapporti con la Russia, l'Italia e la corruzione

Fico, un politico veterano, è tornato al potere in Slovacchia dopo le elezioni dello scorso anno. Durante la sua campagna elettorale aveva promesso di sospendere gli aiuti militari all’Ucraina,criticato le sanzioni alla Russia e criticato i diritti LGBTQ+.

Accusato di corruzione, Fico nel 2018 si dimise in seguito alle proteste di massa per l'omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata.  Kuciak stava infatti lavorando a un'inchiesta sui rapporti tra la 'Ndrangheta calabrese e alcuni membri dell'esecutivo slovacco e Fico è stato accusato di essere coinvolto.

«Il suo ultimo governo era pieno di corruzione e il suo partito ГЁ per vari aspetti coinvolto nell'omicidio di Kuciak", spiega a EuronewsР’В Jaromir Novak, corrispondente a Bruxelles dell'agenzia di stampa slovacca Tasr. Р’В«Almeno 40 persone del suoР’В entourageР’В di allora, dagli agenti di polizia, ai servizi segreti, agli oligarchi, sono stati in carcere o hanno avuto problemi con la giustizia. Ovviamente Fico vuole proteggere se stesso e i suoi alleatiР’В».

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